Da San Valentino al White-Day

San Valentino è una ricorrenza annuale apprezzata e celebrata dagli innamorati di tutto il mondo.

In Italia, come in gran parte del mondo, il 14 febbraio è un giorno in cui tutte le coppie trovano un momento solo per loro per poter dimostrare al partner il proprio affetto in maniera concreta.

A sette ore di fuso orario, in Giappone, San Valentino o “Barentain Day” si presenta in modo diverso.

Festa importata nel paese del Sol Levante negli anni in cui l’Occidente stava prendendo sempre più piede, si è poi sviluppata in modo unico rispetto agli altri paesi: non ci sono scambi reciproci di regali e cioccolati tra innamorati e solo alle ragazze è richiesto di donare cioccolatini non solamente al proprio partner, ma anche a tutti gli uomini con cui hanno relazioni di tipo amichevole o lavorativo.

La prima festa di San Valentino in Giappone risale al 1958, avviata a scopo commerciale nel Paese dopo alcuni tentativi falliti da parte della ditta dolciaria Morozoff. In quegli anni la Mary’s Chocolate Company di Tokyo riuscì con successo ad introdurre questa ricorrenza: da quel momento tutte le aziende, alimentari e non, colsero al volo questa nuova opportunità di mercato e fecero si che questa festività si affermasse nel paese, plasmando una concezione nuova della ricorrenza che si adattasse meglio al loro desiderio di fare marketing.

Rispetto all’Italia lo spirito commerciale del San Valentino giapponese è nettamente superiore. In ogni corsia di supermercati e negozi si respira aria di San Valentino: cioccolata di ogni genere, forma e colore è esposta al pubblico in maniera da poter invogliare il suo acquisto.

Sono due i tipi di cioccolata che possono essere comprati per l’occasione: la giri-choko, cioccolata dell’obbligo o cortesia, cioccolato economico confezionato in maniera semplice, che la tradizione vuole sia regalato a capi o colleghi d’ufficio e amici maschi senza alcun tipo di coinvolgimento amoroso tra i due sessi, e la honmei-choko, cioccolata dell’amore, cioccolata più costosa, scelta tra le marche più pregiate o solitamente preparata a mano in casa e confezionata con impegno in pacchetti particolarmente belli.


Diversamente da quanto accade per la prima, questa categoria di cioccolata è regalata a colui del quale si è innamorati, al marito, fidanzato, a un ragazzo a cui si vuole dichiarare il proprio amore.

Esattamente un mese dopo, il 14 marzo, per i ragazzi arriva il momento di ricambiare la cioccolata ricevuta in dono a San Valentino.

La storia della nascita di questa festività risale al 1977 quando a Fukuoka l’azienda di confetti Ishimura Manseido iniziò a diffondere negli uomini l’idea di doversi sdebitare nei confronti delle donne dei doni ricevuti a San Valentino, con confezioni regalo di marshmallow, e da qui il Marshmallow Day.

L’iniziativa non ebbe il successo sperato ma l’idea rimase e nel 1978 fu introdotto in Giappone, sempre a scopo commerciale, dall’associazione nazionale di industrie dolciarie, il White Day.

Il nome attribuito a questa festività derivava dal fatto che il dono doveva essere cioccolata bianca, tradizione evolutasi poi in qualsiasi cosa fosse di colore bianco, dalla carta che avvolgeva il regalo, al regalo in sé.

Negli anni si è poi riscontrata una crescita delle aspettative da parte del mondo femminile, che ha voluto superare il valore di una semplice cioccolata bianca per arrivare a regali più costosi: da articoli di gioielleria ad accessori firmati.

In relazione a ciò, sanbai gaeshi è l’espressione che è maturata da questa giornata, riferendosi al fatto che il ragazzo debba spendere almeno il triplo del valore del regalo ricevuto a San Valentino.

Maria Giulia Palli