TOKYO – Entro il 2050, cervi e cinghiali selvatici potrebbero colonizzare la quasi totalità del territorio giapponese, con l’unica eccezione delle grandi aree metropolitane. È l’allarme lanciato da uno studio condotto da un team di ricerca che comprende l’Università di Agricoltura e Tecnologia di Tokyo e l’Istituto di Ricerca su Foreste e Prodotti Forestali.
La ricerca, pubblicata sulla rivista britannica Scientific Reports, ha diffuso le proiezioni tra il 2050 e il 2100, incrociando i dati storici degli ultimi quarant’anni con simulazioni su migrazioni animali, cambiamenti climatici e uso del suolo. Secondo gli esperti, l’habitat di queste specie si estenderà massicciamente verso le prefetture nord-orientali di Aomori e Akita, aree dove attualmente la loro presenza è considerata marginale. Il fattore determinante di questa espansione sarebbe l’elevata capacità migratoria degli animali nella ricerca di nuove fonti di cibo.
I dati del Ministero dell’Ambiente confermano un trend di crescita esplosivo: alla fine dell’anno fiscale 2022, la popolazione stimata di cervi (escluso l’Hokkaido) era di circa 2,46 milioni, mentre quella dei cinghiali sfiorava le 780.000 unità. In meno di quattro decenni, questi numeri sono aumentati rispettivamente di 2,7 e 1,9 volte.
Di fronte a questa “invasione” imminente, gli studiosi sollecitano il governo a varare misure urgenti per la gestione del territorio e il contenimento delle specie, al fine di limitare i danni all’agricoltura e agli ecosistemi locali.
Dalla caccia h24 al monitoraggio GPS: le strategie per frenare l’avanzata
Per contrastare la proliferazione di queste specie, che causano danni all’agricoltura stimati in circa 23 miliardi di yen ogni anno, gli esperti e il Ministero dell’Ambiente hanno proposto un cambio di paradigma nella gestione della fauna selvatica.
Caccia selettiva e tecnologia: tra le misure più innovative discusse dal governo vi è la revisione delle rigide leggi venatorie, al fine di consentire l’uso di fucili di precisione anche nelle ore notturne. I ricercatori suggeriscono, inoltre, l’impiego di collari GPS su campioni di esemplari per monitorare i flussi migratori in tempo reale e intervenire in modo mirato prima che le popolazioni si stabilizzino in nuove aree.
Gestione del territorio e spopolamento: gli studi più recenti evidenziano come l’abbandono dell’uomo dei terreni agricoli e lo spopolamento delle aree rurali in genere abbiano creato corridoi naturali ideali per la migrazione. Per questo, le autorità locali stanno valutando la creazione di barriere fisiche hi-tech e la pulizia sistematica del sottobosco per eliminare i ripari naturali in prossimità dei centri abitati.
Dalla cattura alla tavola: sul fronte economico, si sta incentivando la filiera della carne di selvaggina. L’obiettivo è trasformare il problema in risorsa, promuovendo il consumo di carne di cervo e cinghiale come alternativa sostenibile alle carni d’allevamento, supportando così anche le economie locali colpite dai danni alle colture.
Piani regionali straordinari: prefetture come quella di Gunma hanno già adottato piani di gestione avanzati, che prevedono catture durante tutto l’anno senza limitarsi alla stagione venatoria tradizionale, un modello che i ricercatori spingono ora ad adottare su scala nazionale per prevenire l’occupazione totale del Paese prevista per il 2050.
(R.D.)




